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BREVE RACCOLTA DI GRAZIE E MIRACOLI OTTENUTI PER INTERCESSIONE DI S. ANSELMO
La Chiesa ha sempre ammesso che fra i criteri con cui viene giudicata la santità delle anime elette vi sia compreso anche il dono che Dio partecipa loro di operare i miracoli; cioè, opere che sorpassano le ordinarie leggi della natura. La storia ci presenta sant’Anselmo come un santo potente, operatore di miracoli; ed anche il culto a lui tributato dopo la sua morte, registra moltissimi segni straordinarii, dovuti alla sua intercessione. E’ certo tuttavia che la maggior parte delle grazie ottenute dai devoti di S. Anselmo non sono mai state trascritte e registrate. Però, quelli di cui se ne ha memoria, sono più che sufficienti per provare quanto sia favorita dal cielo la devozione costantemente praticata verso il santo.
Per la gloria di Dio, che è mirabile nei suoi santi, e perché se ne conservi la memoria presso i buoni, e se ne riceva edificazione, reputiamo utile riferire brevemente quelli di cui ci è possibile farlo. Tuttavia in conformità dei decreti della Chiesa, ci rimettiamo in tutto al suo giudizio per quanto riguarda l’intervento soprannaturale nei fatti accennati.
In aggiunta ai capitoli che narrano la vita di S. Anselmo, sono riportati alcuni prodigi, compiuti dopo la sua morte e che si devono riferire ai tempi anche molto remoti. Ne diamo il sunto.
Un contadino, stanco per le fatiche della mietitura, si era addormentato in campagna ed una serpe gli entrò per la bocca restata aperta, e gli procurò acerbissimi dolori al ventre. Ne fu liberato quando fu condotto alla tomba del santo.
Un fanciullo per nome Giacobello, nativo di Mugnano, era invaso dal demonio, si strappava le vesti e si lacerava il corpo insieme a tante altre stranezze che faceva. Il padre lo condusse sulla tomba del santo e ne fu subito liberato.
Anche una certa Benvenuta di Fratta era ossessa dal deminio che la spingeva a fare tante stravaganze; ma ottenne la liberazione al sepolcro del santo.
Il medesimo accadde ad una donna chiamata Fiora.
Un fanciullo, rimasto affranto in una terribile caduta, ottenne la guarigione applicando una reliquia del santo.
Un uomo che aveva un braccio incancrenito ottenne pure una completa guarigione ricorrendo al patrocinio di S. Anselmo.
Un’altra donna fu liberata da tre demoni per l’intercessione di S. Anselmo.
Un’altra donna fu più volte liberata dai demoni presso la tomba del santo.
Un certo Benincasa, con un braccio gravemente malato, fece voto a S. Anselmo di praticargli una particolare devozione per tutta la vita e ne fu completamente guarito.
Il 4 marzo 1718 furono cacciati quattro demoni da un ossesso presso l’altare dove si conserva il corpo del santo, e molti altri in diversi tempi furono liberati dai demoni, come attestano numerose persone che ne furono testimoni e sono citate nello scritto suddetto.
Altri prodigi furono tramandati alla memoria per cura dell’Arciprete don Giuliano Catarci, il quale li trascrisse da altre fonti o li raccolse dalla tradizione o ne fu testimone. Ma quasi tutti furono narrati dagli interessati che ne fecero deposizione alla presenza di un pubblico notaio, che ne garantisse maggiormente la veridicità del racconto e l’autenticità della firma.
Ricorda egli i numerosi voti di argento che erano appesi alle pareti laterali dell’altare in cui era riposta l’urna di s. Anselmo e moltissimi altri che ricoprivano la parete in fondo alla chiesa attestavano altrettante grazie e favori ricevuti.
Racconta poi che nel 1635, nel giorno della festa annuale di S: Anselmo, un certo Sante Possente, che si era recato a suonare le campane a martello, cadde dalla sommità del campanile, ma restò incolume.
Alcuni mesi prima, il 22 agosto dell’anno precedente, un servitore del duca Orazio Orsini, chiamato Girolamo di Giovanni Macone, nativo di Amelia, mentre parava la chiesa per una festa che si celebrava il 24 dello stesso mese; cadde dalla sommità della scala, ma non riportò alcun danno.
Circa lo stesso tempo un gentiluomo di casa Alberti, abitante in Orte, chiamato Domenico Alberti, era da lungo tempo immobilizzato a letto e fattosi portare a visitare il santo, ne ottenne completa guarigione e con riconoscenza, donò alla chiesa una lampada d’argento.
Il 9 aprile del 1701, dei massi colossali si staccarono dalla morre sovrastante alla casa del sig. Tarquini ed abbattendo la casa vi presero sotto un suo figlio di nome Vincenzo. Ma invocando l’aiuto di s. Anselmo, ottenne di restare incolume.
Circa un anno dopo un certo Carlo Antonio Rusca, trovandosi a macinare le olive nella mola che era nella contrada di Collecasale, per mancanza di equilibrio, cadde nel catino dove si maceravano le olive ed avrebbe dovuto restare frantumato. Ma invocò in suo aiuto s. Anselmo e ne fu salvo.
Giovanni del fu Andrea da Cuculle, diocesi di Amelia, ben conosciuto a Bomarzo, andando a caccia, aveva finito le munizioni e fece a pezzi una delle ghiande di piombo che si dice siano cadute per intercessione di s. Anselmo, sopra i nemici invasori e caricò il fucile. Ma nello sparare, questo andò in frantumi.
I miracoli riferiti fin qui, come afferma l’Arciprete Catarci, furono riportati da un manoscritto del 1709, compilato dal notaio Mansueti che era uomo di buoni costumi, di timorata coscienza e meritevole di credito.
Lo stesso arciprete don Giuliano Catarci riporta il seguente dal registro dei miracoli che si conservava al Santuario della Madonna della Quercia.
Una certa Faustina d’Anselmo, nativa di Bomarzo, aveva fatto sposare suo figlio ad una giovane di S. Martino, di buoni costumi, ma un po’ vanitosa. Perciò la suocera la riprendeva e le era causa di rammarico.
Un giorno del 1502, un fratello andò a trovare la giovane donna, e trovatala afflitta per causa dei dissensi con la suocera, si avventò con un coltello contro di questa e le tagliò la gola, in modo che non poteva sopravvivere. Ma la suddetta si raccomandò alla Madonna della Quercia e questa le apparve insieme a s. Anselmo e le procurò completa guarigione.
Anche i fatti che seguono sono quasi tutti trascritti da un notaio.
Il Sig. Giulio Fiammetta di Amelia, abitante ad Orte, dopo esser stato più di tre mesi infermo nel letto ed aver perduto quasi completamente l’uso del braccio sinistro, si raccomandò all’intercessione di s. Anselmo e migliorò, ed il primo giorno che uscì di casa, il 22 settembre 1738, venne a ringraziare il santo.
Il 17 maggio 1713, Lanno Creta da Bassanello, attestò che dopo esser stato due mesi addugliato in letto, venne a raccomandarsi con vera fede a s. Anselmo e se ne tornò a casa sano e guarito.
Il 24 aprile 1715, Francesco Antonio Parca accompagnava un figlio a casa e questo per un incidente, cadde da una rupe, alta circa dieci metri ed invocando s. Anselmo, potè presto recuperare la sanità. Il 17 maggio 1717, Felicita figlia di Giov. Sore da Bassanello, soffrendo di un’infermità alle mani, per cui non poteva adoperarle a lavorare, untasi con l’olio di s. Anselmo, ottenne la guarigione.
Il sacerdote don Abbondio Porcelletti il 10 luglio 1759 sottoscrisse la dichiarazione che essendo malato e non potendo celebrare la santa Messa, si portò presso l’altare di S. Anselmo e con viva fede, si trascinò carponi intorno a detto altare ed ottenne la guarigione.
La sig.ra Lucia, moglie di Giuliano Urbani di Vitorchiano, il 13 maggio 1753, attesta che dallo sparo di un fucile fu colpita alla faccia e restò priva anche della vista, ma guarì applicando una reliquia di s. Anselmo.
Una certa Anna, moglie di Pietro Orlando, trovandosi in bruttissime condizioni per causa di un parto prematuro, scongiurò ogni pericolo col ricorso a s. Anselmo e servendosi di una reliquia.
Il 3 ottobre 1753 certa Maddalena Vaso dichiarò che essendo stata gravemente inferma e già comunicata per viatico, ottenne la guarigione per ricorso a s. Anselmo.
Il 12 luglio 1754, Giovanni Piccinelli, sorpreso da grave malore e rimasto quasi esanime, riacquistò la salute con l’applicazione di una reliquia di s. Anselmo.
Il 29 aprile 1756 Cecilia Denzi da Viterbo, afferma con le solite formalità, che nei primi di luglio dell’anno precedente ingoiando avidamente un boccone di pasta, un osso che ne restava ravvolto le attraversò la gola e la faceva soffocare. Ma essendole stata avvicinata alla parte sofferente una immagine di s. Anselmo, restò perfettamente libera da ogni fastidio.
Il giorno 8 marzo 1762, trovandosi a predicare la quaresima a Bomarzo frate Francesco Antonio di Napoli, predicatore e missionario apostolico, durante la predicazione, per una febbre reumatica, non era in grado di terminare la sua predicazione. Con fede, avvicinò alla sua testa una immagine di s. Anselmo ed ottenne in breve la guarigione dal male.
Un’ultima relazione spontanea, che è stata aggiunta alle precedenti, è quella del Geometra Patrizi Gian Franco, il quale riconosce alla protezione di s. Anselmo, l’esser stato scampato da una malattia mortale. La relazione data dal 24 aprile 1948.
Ma vi sono tante altre grazie e fatti prodigiosi, di cui anche negli ultimi anni si è stati testimoni e che non sono stati trascritti. E’ bene pertanto rivolgere un invito a tutti quelli che ritengono aver ricevuto grazie per l’intercessione del protettore s. Anselmo a voler lasciare una testimonianza scritta che servirà a documentare anche ai posteri, la protezione mai interrotta da parte del santo.
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