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CENNI STORICI
Suggestivo centro della Tuscia in provincia di Viterbo, il territorio di Bomarzo si estende sulla riva sinistra del Tevere, dominato dal massiccio vulcanico dei Monti Cimini che hanno dato origine allo sperone roccioso di peperino su cui si colloca il paese. Situata in posizione panoramica a 265 m s.l.m., con la sua morfologia “a cuneo”, tipica delle urbanizzazioni del Lazio medievale, Bomarzo si affaccia sull’ampia vallata del fiume Tevere che da sempre ha costituito una comoda via di transito da Roma e per Roma.
Il territorio, caratterizzato dalla presenza di numerosi centri etruschi, iniziò a rivestire un’importanza notevole già dal IV secolo a.C. fino al III-II secolo d.C., allorché l’apertura della via Consolare Amerina in direzione di Orte e della via Cassia verso Orvieto fecero perdere alla cittadina viterbese quella posizione strategica avuta fino ad allora.
In più, a partire dal 410 d.C., le invasioni barbariche lungo la valle del Tevere causarono lo spopolamento dei numerosi insediamenti rustici di epoca romana. Pertanto i bomarzesi furono indotti a stabilirsi in luoghi più facilmente difendibili come quelli occupati in precedenza dagli etruschi.
Dell’antica Polymartium - nome con il quale Bomarzo era conosciuta già nel VI secolo d.C. che etimologicamente significa “città di Marte”, forse per la presenza, nel territorio, di un culto legato a questa divinità -, oggi restano soltanto nomi e ruderi di antiche mura (Monte Casoli, Le Rocchette, ecc..).
Nel 590-593 Paolo Diacono, menzionando il paese di Polymartium (Historia Longobardorum, Lib. IV) lo descrive come un centro di notevole importanza strategica. All’inizio del 600, nella divisione tra Tuscia Longobarda e Tuscia Romana, Bomarzo rientrò nel Ducato Romano e come tale fu sottoposta al governo greco fino al 730. Grazie alla sua posizione geografica a guardia della valle del Tevere fu scelta come sede vescovile della nuova diocesi, conservando tale dignità per oltre 400 anni.
Successivamente, con la vittoria dei re Franchi sui Longobardi fu annessa definitivamente alla Chiesa, ma dopo il X secolo, forse in seguito a una nuova invasione barbarica, Bomarzo attraversò una fase di regresso che portò alla soppressione della sede vescovile.
Nel corso del XII secolo venne annessa dapprima alla diocesi di Viterbo e in seguito a quella di Bagnoregio, mentre nel XIII secolo iniziò quella progressiva sottomissione al Comune di Viterbo che si concluse nel 1288 con il riconoscimento della signoria di Viterbo.
Se nel 1310 Bomarzo era ancora sottomessa a Viterbo, nel 1329 si svincola dal suo predominio ed entra nella sfera di influenza pontificia. Poco più tardi, tra il 1349 e il 1354, la proprietà di Bomarzo viene divisa tra alcuni feudatari, e probabilmente attorno al 1360 inizia il possesso di beni e diritti della famiglia Orsini su Bomarzo.
Invisi a papa Martino V Colonna, gli Orsini iniziano a lasciare le tracce della loro signoria soltanto agli inizi del ‘500. Ed esattamente nel 1502 Giovanni Corrado Orsini, condottiero di crescente successo, ottiene Bomarzo e Chia dalla divisione dei beni con lo zio paterno Ulisse Orsini da Mugnano in Teverina. Nello stesso anno, grazie ad una licenza pontificia, sposa una sua parente, Lucrezia, figlia del conte Giovanni Orsini degli Anguillara.
Da vero signore “illuminato”, Giovanni Corrado dà inizio ad una serie di trasformazioni del vecchio tessuto residenziale e contemporaneamente acquista i terreni nella valletta sottostante l’antico borgo, dove nel 1552 il figlio Pierfrancesco, detto Vicino realizzerà il Sacro Bosco.
Con la morte di Vicino nel 1586 il feudo, dopo una disputa decennale, passa in eredità al figlio Corradino, i cui impegni a Roma lo tenevano lontano da Bomarzo generando un crescente malgoverno fortemente contestato dal popolo.
L’ultimo degli Orsini, Marzio, nel 1645 vende ad Ippolito Lante della Rovere il feudo di Bomarzo, che in tal modo acquista il titolo di Ducato.
Forse in conseguenza della pestilenza del 1656, tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘700 Bomarzo registrò un calo demografico ed una profonda crisi economica superata soltanto all’inizio dell’800, come testimonia l’espansione urbanistica del paese verso sud e i nuovi interventi edilizi al termine di Corso Meonia e nella zona del Poggio e delle Croci.
La ripresa continuò per tutto il XIX secolo, tant’è che la popolazione arrivò nel 1901 a contare 2.851 abitanti, il livello massimo mai raggiunto nella storia del paese.
Nel 1836 il feudo di Bomarzo fu venduto al principe Marcantonio Borghese e con esso il Palazzo Orsini, che nel dopoguerra passò in mano ad altri privati, finché negli anni ’50 venne acquistato dal Comune che ne è l’attuale proprietario.
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