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RICOGNIZIONE E CONSERVAZIONE DEL CORPO DI S. ANSELMO ED ONORANZE CHE GLI SONO STATE TRIBUTATE
Per circa dieci secoli dopo la morte di s. Anselmo, nessuna memoria parla di ricognizioni e traslazioni che siano state eseguite sulle sue reliquie. E ciò non perché non ci sia stato mai niente degno di memoria, ma perché, un impenetrabile velo di silenzio e la triste sorte delle distruzioni, hanno sepolto nell’oblio tutto quello che si riferisce a quel tempo. La sua festa fu celebrata ogni anno il 24 aprile ed una tradizione costante dice che le sue spoglie sono state sempre conservate nella chiesa principale che si trovava nel luogo dove si trova quella attuale che le conserva ancora, e che sono state sempre venerate con straordinaria affluenza anche di forestieri.
La chiesa parrocchiale di Bomarzo, dove esse si conservano, è situata nel centro del castello e quasi circondata da due lati dal palazzo degli Orsini. E’ fatta a tre navate, con pilastri e volta di bellissimo disegno e vi sono sette altari. Non si conosce la data di quando fu costruita, ma si può attribuire al principio del 1500, forse contemporaneamente al palazzo e vi contribuirono grandemente gli Orsini.
Nel 1645 agli Orsini, succedeva per acquisto del feudo il duca Ippolito Lante della Rovere. Questi si mostrò sempre devotissimo di s. Anselmo e ne diede prova anche col fare restaurare la chiesa che sub’ una modificazione dal primitivo disegno ed ornò di suppellettili la sacrestia.
Fino a quell’epoca la salma di S. Anselmo si trovava in una cassa di peperino, dinanzi all’altare di S. Sebastiano, alquanto rilevata dal pavimento, con il capo rivolto verso l’altare e con i piedi verso la porta, isolata e distante in modo che il sacerdote potesse celebrare convenientemente la Messa in detto altare.
Al Duca Lante parve poco conveniente il sito, dove era posto S. Anselmo e propose di collocarlo sotto l’altare maggiore. Fece costruire detto altare di marmo con materiale che era stato preparato in precedenza dagli Orsini. Il 16 giugno 1647, con grande apparato e concorso di gente, il corpo di S. Anselmo dopo esser stato ricoperto di nuove vestoi pontificali, fu esposto, in posizione rilevata, in mezzo alla chiesa, portato in processione per tutto il paese e fu poi collocato dentro una cassa di cipresso, ricoperta di damasco rosso e sigillata con nove sigilli, cioè tre del duca Lante, tre di Mons. Vescovo e tre della comunità di Bomarzo e poi richiusa dentro un’urna di marmo, posta sotto l’altare maggiore.
Nel 1699, essendo vescovo di Bagnoregio monsignor Ulderico Nardi e trovandosi in sacra visita a Bomarzo, volle rivedere le reliquie di S. Anselmo, ed ordinò di aprire la cassa, dove si conservavano.
Dopo aver verificato che tutto si trovava a posto, la cassa fu di nuovo richiesa. Ciò fu fatto alla presenza di don Luigi, don Alessandro e don Federico Lante, figli dell’Ecc.mo Principe don Antonio della Rovere.
Era arciprete di Bomarzo don Giovanni Paolo Ascani.
Nel 1733 fu fatto un reliquario di argento per riporvi una notevole reliquia delle ossa di S. Anselmo ed è quello che si espone tutti gli anni in occasione della festa, della traslazione o di altra solennità.
Avvicinandosi l’anno 1747, si pensò che ricorreva il centenario della traslazione che s’era fatta un secolo prima dal duca Lante. Si raccolsero le offerte da un comitato, presieduto dal signor Ferdinando Moscaroli e si fecero dei notevoli restauri alla chiesa. In quell’occasione furono fatti i paliotti di marmo per i sei altari laterali, fu rimosso il battistero per aprirvi un ingresso al campanile, fu fatta dorare la tribuna e fu ritoccata e modificata la facciata. Però le offerte si esaurirono e non bastarono per celebrare il centenario. Questo fu celebrato con qualche anno di ritardo nel 1753 dopo che l’Arciprete don Giuliano Catarci ebbe nuovamente formato un comitato, da lui presieduto, per raccogliere le offerte. La solennità, il concorso di gente e la devozione superarono ogni immaginazione. Fu procurata un’urna di legno dorato per esporvi il Santo e fu posta in alto sopra l’altare maggiore, maestosamente ingrandito per la occasione e sfarzosamente ornato ed illuminato. La chiesa fu tutta parata di damaschi ed illuminata da numerosi lampadari di cristallo.
La ressa di gente fu s’ forte da buttare a terra la balaustra davanti al presbiterio ed al alto della sacrestia, nonché il parapetto del muro sul piazzetto della chiesa dal lato del campanile.
“Non solamente la chiesa, dice il cronista, ma anche le vie e le piazze del paese erano ribboccanti di gente che veniva da ogni parte, recitando rosari e cantando laudi ed orazioni, il che racava a tutti edificazione e tenerezza… I sacerdoti con gran difficoltà potevano recarsi dalla sacrestia all’altare per celebrare la Messa….Per ascoltare le confessioni, non bastando la chiesa parrocchiale, si dovettero mettere confessori in tutte le altre chiesole del paese. Dal Papa fu concessa l’indulgenza plenaria a quanti confessati e comunicati visitassero la chiesa”.
Musici e cantori furon fatti venire da Viterbo, Narni, Orvieto e pure da altri luoghi. Numerosissimo era pure il clero della diocesi e di fuori. Né mancò il nutrito sparo di mortaretti, bombarde, cannoncino e fuochi artificiali.
Qualche anno appresso, nel 1756 fu eretto il monumento a s. Anselmo, nel luogo dove trovasi tuttora.
Nel 1756 una “fiera e quasi pestifera” influenza afflisse la popolazione di Bomarzo. Le famiglie più notevoli, preoccupate per la propria e per la pubblica salute determinarono di estrarre il corpo di s. Anselmo, come rimedio al dilagare del male. Si eseguì al proposta con la rapidità richiesta dall’urgenza di scongiurare il flagello, ed il male subito incominciò a cessare.
Quando, dopo tre giorni dacchè era stato esposto il Santo, questo si portò processionalmente per il paese, gli ammalati, ormai convalescenti, potevano ringraziarlo, assisi alle porte delle rispettive case.
Nel 1814 dopo “la iniqua e scellerata invasione francese, fatta anche nello stato ecclesiastico e la deportazione del capo della Chiesa, il Papa Pio VII, del Collegio dei Cardinali, dei Vescovi, prelati, canonici, curati”, protratta quasi per cinque anni, la stella napoleonica s’avvicinava al tramonto. Anche allora furono riuniti in assemblea generale, nella chiesa della Madonna del Pozzarello, tutti i capi famiglia di Bomarzo e dal Rev. Don Francesco Vittori, che era allora economo curato, fu fatta la proposta di estrarre l’urna del Santo, fu eletto un comitato ed in breve tempo il disegno fu eseguito, con riconoscenza a Dio per il ritiro delle truppe francesi. A Bagnoregio la sede era vacante e la casa Lante era rappresentata dal duca, don Alessandro.
Un’altra estrazione fu fatta nel 1818 da Mons. Giov. Battista Jacobini, vescovo di Bagnoregio e poi, 40 anni dopo, nel 1858, da Mons. Gaetano Brinciotti, essendo allora arciprete don Giovanni Artemi.
A due anni di distanza nel 1860, per iniziativa dello stesso Mons. Brinciotti, si provvide a fare l’urna di bronzo dorato per riporvi il corpo di S. Anselmo.
Allora fu rivestito di nuovi abiti pontificali e posto nella stessa urna dove si conserva tuttora.
Per la memoria dell’avvenimento, ci è pervenuto quanto ne scrisse il “Giornale di Roma”, di quell’epoca:
“Bomarzo, 28 ottobre 1860.
“Sotto l’ara massima della chiesa parrocchiale di Bomarzo, giacevano da due secoli le mortali spoglie di s. Anselmo, cittadino e vescovo di questa illustre città, ora classica terra del patrimonio di S. Pietro. Eran queste racchiuse in elegante sarcofago di marmo.
“Il tempo che tutto rode e consuma, aveva alterate le memorande ossa e laceri e scoloriti i sacri indumenti. Ad ovviare ulteriori guasti, occorse la pietà dei cittadini, abilmente ridestata dall’ottimo e zelante Vescovo diocesano, Mons. Gaetano Brinciotti, il quale suggerì il nobile e pio pensiero di rilegare le sante Reliquie e ricoprirle di nuovo ammanto pontificale.
“Raccolte le spontanee oblazioni, da persone all’uopo designate, fu affidato il lavoro al valente artista romano Modesto Scevola, il quale corrispose appieno alla comune aspettazione.
“Le sacre ossa, rese più solide con apparato chimico, furono avvolte in serici drappi, collocati ciascuno alla parte che gli conveniva, e nel volto vi fu apposta una maschera, intessuta di fili metallici, da renderla visibile.
“Sotto la direzione del ch. P. Tongiorni della C. di G., per la parte archeologica sacra, fu rivestito di casula con croci e simboli, ricamati in oro, il tutto rispondente alla forma rituale del secolo VI in cui visse.
“Il corpo così adornato fu adagiato dentro un’urna di metallo dorato, di ben intenso lavoro ed esposto alla pubblica venerazione il 18 ottobre. Tutti si commossero alla vista della preziosa salma, mirando quasi redivivo il loro s. Pastore, che tenendo la mano inclinata sul cuore, accenna essere caldo di tenero affetto verso il suo popolo, che ora lo venera beato comprensore nel cielo… ecc.”.
Allora si preferì racchiudere l’urna nella nicchia dietro l’altare maggiore, ma dopo alcuni anni, nel 1868, col permesso di Mons. Raffaele Corradi, fu levata da lì, per timore che venisse danneggiata dalle acque piovane e rimessa entro una cassa di legno, al di fuori marmorizzata e con apposite iscrizioni, che documentano il fatto.
L’urna di marmo dove prima era riposta la cassa di legno con il corpo del Santo, rimasta vuota, è stata collocata sotto l’altare della chiesuola, denominata Oratorio di s. Anselmo.
A 16 anni di distanza, nel 1876, in occasione della sacra visita di Mons. Corradi, per sua particolare devozione, volle estrarre segretamente il corpo di s. Anselmo, ma venutasi a sapere la cosa dal popolo, dovette lasciarlo esposto per qualche giorno alla pubblica venerazione.
L’urna del Santo fu anche esposta il 18 maggio 1889 per cura del Rev. Arciprete don Roberto Viola, e del deputato della festa sig. Girolamo Moscaroli. Poi il 24 aprile del 1900, essendo in quell’anno deputato della festa il Sig. Giuseppe Fanano e nel 1913 con un comitato presieduto dal sig. Paolini Luigi.
(altare principale contenente le reliquie del santo) Dopo la prima guerra mondiale furono celebrate solenni feste in onore del caro Santo nel 1921 e nel 1931. Terminata poi la seconda guerra mondiale, i Bomarzesi ebbero il desiderio di rivedere il santo Protettore. Si fecero delle questue per ripulire internamente la chiesa e si fece l’esposizione nel 1946 per cura del comitato presieduto dal Sig. Marziali Piacentino. L’anno seguente poi ricorreva il terzo centenario della traslazione, fatta al tempo del duca Ippolito Lante. Anche questa ricorrenza fu celebrata con grande entusiasmo e sentimenti di devozione. Il 24 aprile e poi il 27 che era l’ultimo giorno della festa, l’urna fu portata processionalmente per tutte le vie del paese. Il comitato festeggiamenti era presieduto dal sig. Arcangeli Franceso. Col corrente anno si compie il decennio della suddetta celebrazione. Da parte del Santo non sono mancati segni della protezione costante sopra il suo popolo ed i suoi fedeli. Questi sono ansiosi di rivederlo e di portare in trionfo, con l’entusiasmo che vuole emulare quello degli anni e delle generazioni passate, il pegno più caro che egli ha lasciato su questa terra, le sue sante spoglie che religiosamente si conservano da 14 secoli. Con un linguaggio muto, ma commovente di un padre potente e buono, esse parlano al cuore dei bomarzesi che affidandosi al suo patrocinio ripetono: Vogliamo sempre te guida e pastore O Sant’Anselmo, nostro protettore. Il comitato che raccoglie le offerte per i festeggiamenti è presieduto dal sig. Giacomo Abruzzese e con i fondi raccolti ha anche curato il rinnovamento dei parati che serviranno per addobbare la Chiesa nella solenne ricorrenza. Il 23 aprile di quest’anno sarà inaugurato solennemente il ponte sul Tevere, costruito lungo la strada Bomarzo Attigliano. Quest’opera assicurerà per l’avvenire uno scambio maggiore di comunicazione con i paesi posti dall’altra sponda del Tevere e faciliterà anche la partecipazione di quelle popolazioni alla festa di S. Anselmo che si inizierà nel pomeriggio di quello stesso giorno. |
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